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Dopo quasi due anni da dimenticare, con prezzi in picchiata spesso al di sotto dei costi produttivi, il settore lattiero-caseario torna a respirare una boccata d'ossigeno. Con le quotazioni dei formaggi grana in leggera ripresa, che hanno fatto anche da volano a un nuovo accordo interprofessionale per il latte crudo alla stalla.
E un recupero stimato dell'export che nel 2009, per la prima volta dopo decenni di saldi negativi, ha consentito di portare la bilancia in attivo di 105 milioni. Una buona base di ripartenza, insomma, per uno dei motori del Made in Italy che conta 2mila imprese, 18mila addetti, un fatturato di 14,5 miliardi, di cui 1,5 realizzati all'estero.
Il parmigiano reggiano, stagionato 12 mesi, tra novembre e gennaio ha registrato rialzi rilevanti (+8%), attestandosi sulla piazza di Milano fino a un massimo di 8,35 euro il chilo. In leggero rialzo (+1%) anche il grana padano di 12-15 mesi, che nello stesso periodo è arrivato a 6,85 euro.
La buona intonazione dei grana, prodotti in gran parte con latte di allevamenti del nord Italia, ha così favorito la ripresa delle trattative tra organizzazioni agricole e industrie di trasformazione.
Che all'inizio dell'anno hanno concordato per il primo semestre 2010 un nuovo prezzo del latte alla stalla in Lombardia - regione di riferimento a livello nazionale - a 33,156 euro il quintale, più Iva al 10%, con pagamenti a 60 giorni dall'ultima consegna del mese.
Per Assolatte il nuovo accordo “è un atto di responsabilità, ma anche un sacrificio per l'industria”, visto che “l'andamento internazionale del mercato è meno brillante del previsto e la crescita delle quotazioni di commodity come burro e latte in polvere si è bloccata”; però si è voluto dare ugualmente “un segnale di stabilità per i prossimi mesi”.
E moderata soddisfazione ha espresso la parte agricola, rappresentata da Coldiretti, Confagricoltura e Cia, per un'intesa che “sia pure con un prezzo non entusiasmante, è arrivata dopo mesi di grandi difficoltà per il settore”.
Intanto, a livello nazionale, gli allevatori sono in attesa di un Fondo di sostegno di 45 milioni previsto dalla legge 33/2009. Un provvedimento che ha introdotto, tra l'altro, un piano di rateizzazione oneroso trentennale delle multe latte accumulate dall'Italia a partire dal 1995.
Una bolletta miliardaria a carico di poche migliaia di allevatori che hanno accumulato surplus produttivi oltre le quote di riferimento. Anche se questo è un retaggio della vecchia Organizzazione comune di mercato destinato a esaurire i suoi effetti nel 2015, quando il regime delle quote latte andrà definitivamente in pensione.
Fonte: Il Sole 24 Ore







